Osteonecrosi

L’osteonecrosi è descritta come la morte del tessuto osseo e del midollo, conseguente a un mancato o insufficiente afflusso di sangue. L’origine dell’infarto osseo è sempre un’ ischemia che può essere dovuta a diverse cause, quali fratture, trombosi, vasculiti, radioterapia antineoplastica, bifosfonati, pancreatiti croniche, malattia da decompressione (nei subacquei), ipertensione.

Spesso, non è possibile determinare l’eziologia dell’osteonecrosi, che rimane solo ipotizzata; tuttavia, le caratteristiche anatomopatologiche sono sempre le stesse.

 

Tipologie

Si distinguono diversi tipi di infarti ossei che provocano la necrosi. Nell’infarto midollare, la necrosi è localizzata e colpisce l’osso spugnoso e il midollo; nell’infarto subcondrale invece, a morire è il tessuto cuneiforme che ha come base l’osso condrale e per apice l’epifisi. Il tessuto osseo necrotico è facilmente riconoscibile per la presenza di ampi spazi vuoti e adipociti in necrosi, che lisandosi rilasciano acidi grassi.

Il tessuto osseo necrotico viene degradato dagli osteoclasti nel processo di guarigione, mentre gli osteoblasti rilasciano matrice ossea di nuova formazione; tuttavia, specialmente nell’osso subcondrale, la lentezza di questo processo di recupero può causare il cedimento della struttura ossea con frattura e alterazione della cartilagine articolare.

 

Sintomatologia

L’osteonecrosi provoca sintomi quali dolore molto intenso nella sede colpita, che si manifesta precocemente solo durante l’esercizio fisico ma che diventa costante nel tempo; sono presenti poi gonfiore articolare e movimento limitato.

Gli infarti del midollo osseo sono quasi sempre asintomatici ma sono più gravi, perché predispongono all’insorgenza di artrosi secondarie e collasso osseo. Una forma relativamente comune dopo i 30 anni, solitamente nel maschio, è l’osteonecrosi della testa del femore, spesso bilaterale, che si manifesta con dolore prima intermittente, poi cronico.

La patologia iniziale non è evidente alla radiografia; la scintigrafia invece mostra ipercaptazione del liquido iniettato nelle aree necrotiche. L’angiografia può essere utile per evidenziare il blocco del flusso ematico.

 

Diagnosi e Terapia

I metodi di diagnostica più adatti a rilevare il problema sono la risonanza magnetica nucleare e la radiografia, in fasi avanzate della malattia, quando appaiono zone di sclerosi con valle della testa femorale e ipotrofia del quadricipite.

La terapia è sintomatica, per trattare il dolore e l’infiammazione, e comprende metodiche quali l’applicazione di campi elettromagnetici pulsati, la cosiddetta magnetoterapia cemp. La chirurgia risolve efficacemente il problema solo nelle fasi precoci, che sono asintomatiche; spesso il paziente si presenta all’attenzione del medico solo in fase sintomatica avanzata, quando l’unico intervento possibile è l’artroprotesi o l’artroplastica biologica, interventi invasivi e di non facile attuazione.

HAI BISOGNO DI RIABILITAZIONE?

Noleggio Elettromedicali

 

Chiama il Numero Verde per info o prenotazioni

Icona Numero Verde

oppure scrivici: