Dito a scatto – Un problema tendineo

La tenosivite stenosante è anche comunemente conosciuta come dito a scatto, si tratta di un disturbo che colpisce soprattutto le donne. Il nome deriva dal principale segnale di questa patologia: il paziente non riesce a distendere il dito, il quale si distende poi bruscamente con uno scatto che provoca dolore.

Il dito a scatto è causato da un restringimento della guaina sinoviale che ricopre il tendine del dito colpito. Sono più frequentemente interessati l’anulare, il medio ed il pollice della mano dominante.

Cause

Tra i fattori che possono provocare il disturbo, particolare rilevanza assume la professione eseguita, quando infatti sono coinvolte le mani, come nell’uso ripetuto di forbici e cesoie, è più facile che si verifichi un’infiammazione della guaina tenosinoviale.

Di conseguenza i tendini flessori che partono dal muscolo dell’avambraccio non scivolano facilmente all’interno della guaina e questo provoca prima il blocco e poi l’improvviso scatto. Se l’infiammazione si prolunga nel tempo è possibile che si verifichi un ispessimento fibroso, possono formarsi cicatrici o noduli.

Il dito a scatto può aversi anche in caso di concomitanza con fattori predisponenti come il diabete, disfunzioni tiroidee e artrite reumatoide.

 

Trattamento

Il trattamento del dito a scatto varia in base alla gravità dei sintomi ecco perché è bene non trascurare il disturbo fin dai suoi esordi. Nella fase iniziale il medico può prescrivere una steccatura del dito coinvolto fino ad un massimo di sei settimane. In questo modo l’infiammazione può recedere.

Trovano applicazione per il trattamento del dito a scatto anche la maggior parte delle terapie elettromedicali, principalmente laserterapia. Sono utili per le caratteristiche antinfiammatorie la magnetoterapia, la tecarterapia, l’applicazione di ultrasuoni.

In alternativa può essere prescritto il riposo per un determinato periodo con sospensione delle attività che coinvolgono il dito interessato, come i movimenti di presa, di chiusura della mano e l’uso di macchinari che vibrano. Il medico può prescrivere anche esercizi che aiutino la mobilità del dito.

Nei casi più gravi il medico può prescrivere farmaci antinfiammatori per alleviare il gonfiore e per attenuare il dolore provocato dallo scatto improvviso, applicabili anche per mezzo della ionoforesi. Per trattare il dolore può utilizzarsi anche la TENS. Tra le possibili terapie vi sono anche le infiltrazioni di steroidi, in questo caso devono essere sottolineati anche i possibili effetti collaterali in quanto è possibile un danno al tendine.

Resta infine l’approccio chirurgico, è possibile eseguire due tipologie di intervento. Il primo è il release percutaneo: il chirurgo con un ago riporta nella giusta posizione il dito bloccato. Il secondo intervento può essere considerato più invasivo rispetto al primo, prevede una tenolisi dei flessori: il chirurgo libera il tendine dalle aderenze in modo da ripristinare la giusta scorrevolezza.

In seguito all’intervento il paziente deve osservare un periodo di riposo e il recupero richiede anche la fisioterapia. Una volta eseguito l’intervento per riprendere le normali attività possono servire anche tre mesi.

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