Algodistrofia o Morbo di Sudek (Sindrome di Sudeck): cos’è

L’algodistrofia o sindrome o morbo di Sudek, o ancora algoneurodistrofia, è una sindrome algodistrofica che insorge, nella maggioranza dei casi, dopo la rimozione del gesso applicato all’arto per l’immobilizzazione; la sindrome generalmente appare dopo un trauma ad un arto, ma può anche insorgere spontaneamente e le sue cause non sono ancora note.

Questa sindrome si manifesta e ha come principali sintomi il dolore bruciante, edema localizzato e una comune diminuzione della capacità di movimento. Spesso le parti interessate sono la mano o il piede e al dolore può associarsi un disturbo nella sensibilità. Capita sovente che non si riesca ad infilare il piede all’interno della scarpa o poggiarlo a terra perché ciò scatenerebbe i sintomi dolorosi.

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Descritta per la prima volta più di un secolo fa, non si conoscono con precisione i meccanismi che portano alla manifestazione dell’algia. E’ stato recentemente ipotizzato che la causa risieda in una disfunzione del sistema nervoso simpatico, che viene sollecitato troppo intensamente dopo un trauma, alterando la normale fisiologia che si accompagna alla risposta dell’organismo al trauma stesso.

Forme in cui si manifesta l’algodistrofia

L’algodistrofia è anche conosciuta col nome Sindrome Dolorosa Regionale Complessa  e alcuni studi hanno evidenziato una correlazione tra la malattia e i sintomi tipici di stati depressivi, conseguenti anche al trauma che ha originato il morbo.

Ad oggi, si distinguono due forme di questa patologia.

La forma I insorge solitamente dopo un trauma a mani e piedi; la forma II, invece, si manifesta dopo un danno a un nervo periferico. Le forme non ricollegabili a nessun trauma subito dal soggetto sono rarissime e probabilmente sono correlate a patologie predisponenti (diabete, disturbi vegetativi).

Questa rara patologia colpisce soprattutto i soggetti di età inferiore ai 50 anni, anche bambini, e l’incidenza è maggiore nel sesso femminile con un rapporto 4:1; le regioni maggiormente interessate dall’algodistrofia sono gli arti inferiori (piedi, caviglie, tallone).

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Alla vista l’arto si presenta scuro, dolente a pressione e movimento, con marcate tumefazioni. Il dolore può essere molto forte, descritto dal paziente come “bruciante”; i movimenti sono fortemente limitati. Le indagini radiologiche evidenziano una forte osteoporosi nell’osso dell’arto colpito ma anche nelle ossa circostanti; tuttavia, l’osteoporosi non è sempre presente, per cui non è un sintomo peculiare della malattia, inoltre tende a scomparire dopo la risoluzione dell’algodistrofia.

Prassi terapeutica: linee guida contro l’algodistrofia

L’algodistrofia, o che dir si voglia Morbo di Sudek, si tratta con potenti antinfiammatori o glucocorticoidi per ridurre la tumefazione e la dolorabilità, con bifosfonati per contrastare la rarefazione del tessuto osseo e con fisioterapia, per recuperare la funzionalità (almeno parziale) dell’arto compromesso.

La prima cosa sulla quale va posto l’accento è l’interruzione del dolore: purtroppo però, anche se prescritta spesso, la terapia con antidolorifici ed antinfiammatori – ma anche quella a base di cortisonici – non hanno un grande effetto, il quale è anche assai transitorio.

Sortiscono invece un effetto positivo le terapie con campi magnetici pulsanti (o pulsati), che devono essere eseguite con costanza e per diverse ore al giorno (4/6 ore) per 45/60 giorni, tant’è che spesso vengono svolte a domicilio, di notte.

In Italia, una nuova terapia recentemente approvata dall’AIFA prevede la somministrazione di neridronato in infusione.

Alcuni benefici si raggiungono con il percorso vascolare in acqua termale calda e fredda, per ridurre l’edema e la dolorabilità, aumentare la vascolarizzazione dell’area e tonificare la muscolatura atrofica.

Nonostante la guarigione sia molto lenta e possa richiedere anche 6-18 mesi, la prognosi è benigna e non comporta sequele per l’arto colpito, a patto però che la terapia medica e riabilitativa sia iniziata precocemente: dopo mesi dall’insorgenza della sindrome, l’atrofia muscolare può diventare irreversibile, con perdita del muscolo e della vascolarizzazione.

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